Luciano Luisi
Vincitore dell'edizione 1979
Fiore d'argento per la poesia 2005
Motivazione del Fiore d'argento
Rivelato come poeta, poco più che ventenne, da un prestigioso concorso indetto dalla “Fiera letteraria”, Luciano Luisi ci ha regalato in quasi sessanta anni di carriera, una nutrita produzione artistica che ha persuaso al tempo stesso lettori e studiosi di poesia.
Scrittore raffinato, considerato oggi una delle voci più limpide della poesia italiana, Luisi si è mosso nel solco della migliore tradizione lirica col suo linguaggio levigato sfuggendo al rischio dell’autocontemplazione per la continua esigenza di interrogarsi, di cercare la verità, facendo così della propria biografia vicenda universale.
Una poesia, la sua, che dialoga col Divino e si nutre del quotidiano, pronta ad accogliere le avversità, le inquietudini e i dubbi dell’artista, ma pure i suoi stupori, ogni spunto di felicità che la vita può offrire, che si concretizzano, principalmente, nelle sublimi liriche d’amore, dove forse il poeta riesce a dare il meglio di sé.
Quest’anno, la carriera di Luisi ha ricevuto ulteriore slancio con la pubblicazione di tre straordinari volumi (vincitori, fra l’altro, di importanti premi letterari), a cui è venuto ad aggiungersi Eloisa e Abelardo, un appassionante (e appassionato) racconto in versi per tre voci portato in scena con successo dal Teatro della fede di Grottaglie.
Un momento di grande fervore creativo che meritava essere sottolineato da un nuovo riconoscimento, questo Fiore d’argento alla carriera che la giuria ha deciso di conferire a un grande autore che, nel 1979, fu il primo vincitore del Premio.
Cenni biografici
Luciano Luisi è nato a Livorno il 13 marzo 1924, da madre toscana e padre pugliese. Vive a Roma dove si è affermato come commentatore culturale alla televisione. Ha insegnato all’università “Pro Deo” di Roma e Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Foggia. E’ collezionista e studioso di conchiglie.
Ha diretto la collana di saggistica del Premio Fiuggi e, con Cosimo Fornaro, quella del premio “Gli ori di Taranto”. Ha curato monografie di Luzi, Prisco, Pratolini, Sciascia , Miscia e, fra quelle per artisti figurativi, di Greco, Guttuso, Vespignani e tanti altri.
Ha pubblicato Racconto e altri versi (Guanda, 1949); Piazza Grande (Cappelli, 1951), pref. di Giorgio Caproni; Un pugno di tempo (Guanda, 1967, 1968), premio Chianciano; Amar perdona (Quaderni di Piazza Navona, 1979) ; La vita che non muta (Premio Pandolfo, Edizione del Premio, 1980); Nella cronaca (Dossier Arte, 1982); La sapienza del cuore (Rusconi, 1986, 1987³), che ha avuto 9 premi; Io dico una conchiglia (Galleria Poggiali e Forconi, 1989); Il doppio segno (Schena , 1994); Il giardino e altri aiku (Marco, 1998); Il silenzio (Book, 1998), premi Brianza e Marineo; La farfalla vanesia, poesie per bambini (Paideia, 2000).
Ha tradotto duecento poesie d’amore di tutte le letterature in Luna d’amore (Newton Compton, 1989) e pubblicato il romanzo Le mani nel sacco (Camunia, 1992); prose e poesie in Livorno storia e memoria (Nuova Fortezza, 1994); una serie di interviste-conversazioni in Lo scrittore e l’uomo (Mucchi, 2001). Ha curato un’antologia di poesie italiane dedicate al padre A mio padre… (Newton, 1996), e per la madre In queste braccia (San Paolo, 2003). Inoltre, Nonostante (Passigli, 2004), premi Il Ceppo e Roberto Farina; Poesie d’amore (Newton Compton, 2004); e Poesie d’amore di tutte le letterature (Newton Compton per conto dell’Arena di Verona, diecimila copie, 2004). Ha scritto per il teatro Eloisa e Abelardo, un racconto in versi per tre voci dedicato alla passione degli sfortunati amanti.
Luisi e il Premio
Quando apro la finestra, al primo alito d'aria, il garofano ondeggia. È come se prendesse vita sul suo esile stelo. Ma è d'argento, e soltanto in controluce, al tramonto, può sembrare vero. Sta su una mensola, davanti al davanzale della finestra del mio studio, da dieci anni, da quando, cioè, mi fu regalato a Chiesina Uzzanese come premio per una poesia su un fiore.
Il mio, quello di cui parlavo in quei versi, era un ranuncolo, che ha una vita effìmera, vive una sola stagione (come noi), ma può durare lungamente con il suo acceso colore, dicevo, nella memoria: come le pagine della vita, gli incontri, gli amori.
E se guardo quel garofano, di raffinatissima fattura, ne vedo migliaia e migliaia che sfilano sui carri, o che riempiono le braccia di tante belle ragazze in una sera calda sotto la luna piena. È stata anche questa la sorpresa che quel suggestivo angolo di terra toscana mi ha riservato.
Io sono nato poco lontano da quella zona, a Livorno, e tante, tante volte ho percorso quella strada che porta da Firenze al mare; tante volte sono andato a Viareggio, e tante sono uscito ai caselli per Pistoia, per Lucca, per Montecatini. E mai, attraversando la campagna, tra le viti e gli ulivi, avevo incontrato quel trenino, quel trenino vero, ma che è uscito dai binari e si è fermato tra gli alberi. Non va più in nessun luogo ma consente i viaggi più illimitati della fantasia, ovvero, poiché lo hanno trasformato in un bar per gli aperitivi, che fa partire verso quel paradiso gastronomico che è a pochi passi, con la brace viva di un gran fuoco.
Ma le sorprese non sono finite: l'albergo (ma che brutta parola impropria!) è una sorta di piccolissimo paese le cui case basse stanno tutte in cerchio rivolte verso il cortile, come in certe inquadrature di film messicani. In quei vialetti ho passeggiato con Massimo Grillandi, con Silvio Gigli che andava incontro agli ospiti con la sua cordialità (cioè con il suo cuore) a dare il benvenuto.
Non sono più stato a Chiesina Uzzanese. Ma quando il vento fa tremare sul davanzale il mio garofano, io sento che tornandoci ritroverò, come allora, quegli amici.
Testimonianza tratta dal libro edito per il decennale del Premio
Per un fiore
Non cercare anche tu di fermarla
la sua luce: qui basta che s'accenda
per un attimo a dire come possa
ogni bellezza irridere
la morte che contiene,
come questa struggente d'un fiore.
Lo so: il rosso ranuncolo che pianto
in poca terra avrà
vita breve: vivrà
ma nel prato spendente nel suo rosso
il tempo d'un estate. "Stagionale"
mi dice il manuale che ho comprato
ieri all'edicola e porta il mio stupore
dentro folti misteri: ciò vuoi dire
che alla sferza dei venti dell'inverno
dovrà morire. (Solo sulla pellicola
sensibile del mio ricordo
continuerà, sempre rosso, a fiorire.)
Ma, come l'erba, ora
che nelle crepe delle mura cresce,
porta vita, accestisce nell'arsura,
le mie segrete fibre
penetra il sole,
le esalta, le sfinisce:
e questo poco basta per non credere
e non sapere
che anche il caldo battito del sangue, musica
che m'accompagna, mia vita,
si spegnerà, fiore anch'esso
che perde il suo colore, "stagionale".
Poesia vincitrice dell'edizione 1979
